A volte c’è a volte no
L’ispirazione è una cosa strana, a volte c’è e scriverei per giorni e giorni, altre volte mi ritrovo davanti al computer a fissare lo schermo vuoto, con la tastiera che è lì fremente di essere usata.
Ci sono tanti argomenti che vorrei trattare, non tutti belli, visti i tempi che corrono, eppure resto lì, fisso quel foglio bianco con il cursore lampeggiante che sembra metterti fretta. A volte desisto, altre volte mi sforzo di scrivere qualcosa che puntualmente risulta una ciofeca, cioè una schifezza. Salvo tutto comunque, in passato mi è capitato che da un’articolo schifoso poi riesca a trarne uno decente.
Mentre scrivo il tempo qui nel profondo nord, oltre c’è la Svizzera, si va guastando, le nuvole si accumulano preparando un temporale, l’aria rinfresca spazzando via l’afa, il verde del prato e delle piante si fa più vivido, come sempre quando la natura si prepara alla pioggia, mentre alcuni fiori per proteggersi si chiudono come fossero boccioli e le foglie delle piante sembrano mogie, tristi, pendule. Davanti a me ho un gelso, normalmente le sue foglie svettano orgogliose nel cielo per assorbire più luce possibile, dare inizio alla fotosintesi e restituirci il vitale ossigeno, ora invece volgono in giù perchè devono far scivolare l’acqua, scrollarsi di dosso quelle gocce che le sferzano come frustate, non c’è bisogno delle previsioni meteo, basta osservare la natura, perchè la natura ci dice tutto, però bisogna saperla decifrare.
Dicono che quando c’è un terremoto gli uccelli e gli animali selvatici scappino, non so se sia vero, per mia fortuna non sono mai stato coinvolto in un sisma, ma ricordo quello del Friuli. Era maggio, nel cortile dove abitavano i miei si teneva il rosario, era abitudine nel mese di Maggio andare nei vari cortili e recitare la sequela dedicata a Maria. Per noi bambini era un diversivo, era qualcosa di straordinario e ne approfittavamo per stare fuori la sera, sotto gli occhi vigili di tutto il vicinato a cui non sfuggiva una foglia. Eravamo dunque lì recitando a memoria, o quasi, le giaculatorie che all’improvviso dai piani più alti arrivano delle urla “Il terremoto, il terremoto”, ma noi che stavamo giù non ci siamo accorti di niente e per un attimo abbiamo pensato ad un’improvvisa pazzia, ma dato che a gridarlo erano state diverse persone abbiamo cominciato a preoccuparci. Finito il rosario siamo tutti quanti corsi in casa ad accendere il televisore e a vedere quelle immagini terribili di distruzione e morte. La natura sa anche essere terrificante.
Insieme alle foglie caduche del gelso rispuntano fuori le lumache, quest’anno sono un flagello, ce ne sono tantissime, sono anche simpatiche con quella loro casetta che si portano appresso e che a volte calpesto inavvertitamente, del resto mica posso camminare guardando in basso, andrei a sbattere e ogni tanto qualcuna purtroppo finisce schiacciata.
Se mi rattristo per le simpatiche lumachine, gioisco quando riesco a terminare qualche zanzara, qui ci sono quelle piccolissime che non fanno rumore e non ti accorgi quando si posano sulla pelle a succhiarti il sangue, secondo me le manda il governo che come è noto è una sanguisuga.
Il gazebo fuori in giardino sembra invitare ad un aperitivo, non è ancora ora, fra un po’, è il nostro rito della sera, prima di cena uno spritz con i vicini, perchè qui ci conosciamo tutti e ci piace stare insieme, discutere, chiacchierare, ridere in compagnia, sarebbe una vita triste se ognuno si facesse gli affari suoi e dopo il lavoro si chiudesse in casa senza interagire con gli altri. E’ importante la socialità, nei paesi nordici, anche se fa freddo, dopo il lavoro si ritrovano nei locali, è una sorta di rito, qui in Italia, su vicino al confine non c’è molto questa abitudine, si tende a chiudersi in sè stessi. E’ vero che dopo una giornata di lavoro si è stanchi, ma vivere è importante, non esistono solo l’ufficio o l’azienda, esiste la vita che va goduta ogni istante, perchè quando vola via poi è troppo tardi.
Di solito tendiamo a dire “domani”, ma il domani è oggi, adesso, allora perchè continuare a dire domani se il domani è già arrivato? Poi ti ritrovi vecchio, magari in una RSA e tutto finisce, hai detto tanti di quei domani che hai smesso di contarli ed ora di domani non ce ne sono più. Bisogna vivere, uscire dal proprio guscio, dimenticare le proprie stanchezze e crearci quei momenti che ci resteranno nel ricordo.
La vita del resto è fatta di cose semplici, una birra con gli amici, quattro chiacchiere davanti ad un bicchiere di vino, un brindisi, qualche patatina, qualche pizzetta, arachidi, olive, ci vuole poco, non è necessario andare al Twiga per divertirsi, basta il bar sotto casa o, come nel mio caso, un gazebo.
Vedete? Non sapevo cosa scrivere ed invece ecco che ho buttato giù un pezzo. Oddio parlo come un giornalista, per carità, attualmente è una delle professioni più denigrate, peggio degli avvocati. Una volta definirsi giornalista era prestigioso, adesso è quasi un’offesa. Non voglio fare una disamina delle motivazioni che hanno portato una professione nobile ad essere fra le più odiate, i tempi cambiano ed ora i giornalisti non godono di buona nomea. Sta a loro ribaltare la situazione, in tutta onestà non è un problema mio.



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