La crisi
Potrei parlare della crisi mondiale, della crisi economica, della crisi politica, della crisi e basta e invece parlerò della crisi. Cioè di quel particolare periodo in cui metti in discussione te stesso, in cui ti accorgi di essere arrivato ad un punto fermo ma non sai da quale altro punto ripartire e allora ti arrovelli, rifletti sui massimi sistemi che tengono in piedi la tua vita. Che poi diciamolo, non è che sia granchè.
Anche Napoleone
Potresti anche essere Napoleone ma a te parrebbe sempre uno schifo di vita, perchè pure Napoleone si lamentava, il Papa stronzo, la sorella a cui cadevano i vestiti troppo facilmente, la ex moglie che continuava a battere cassa, il traditore che se ne è andato in Svezia a fondare una nuova casata. In sostanza anche il vecchio Napo aveva occasioni per lamentarsi, figuriamoci noi.
I rododendri
A volte ti ritrovi a fissare il vuoto ma non ricordi più a cosa stavi pensando, oppure ti guardi in giro, il divano da cambiare, i muri da riverniciare, il cesso che perde e tu che non hai la voglia di fare niente e vorresti startene sul divano a pensare alle stelle che girano (e non solo le stelle), agli unicorni che volano, agli exraterrestri, ai rododendri fucsia o ai gattini di tiktok. E’ un vuoto cosmico pieno di roba, un vuoto troppo pieno che ti assilla.
Nomen omen
Tutto questo si chiama stress. Una parola che dice tutto e niente. E’ quando hai perennemente i nervi a fior di pelle, quando il cervello non ce la fa più e arrivi ad un certo punto in cui vorresti mollare tutto, in cui vorresti urlare e mandare il mondo intero a quel paese. Secondo gli astrologi questo avrebbe dovuto essere il mio anno dopo secoli di sfiga. Li metterei tutti quanti al rogo, più che problemi non mi sono capitati. Una cosa che sia andata liscia non c’è stata e l’anno non è ancora finito.
Non capisci
Ma sapete qual è la cosa ancora più stressante? Che gli altri non capiscono e per altri intendo chi ti sta vicino. Quando dici che hai bisogno di stare tranquillo, che non vuoi stress nè rotture di balle sembra invece un invito a romperle ancora di più. Più dici che sei stressato e meno capiscono. Per loro lo stress è qualcosa che basta dormirci su, invece lo stress è quando ti si è rotto qualcosa dentro, quando sei al limite, quando basta un’inezia per farti saltare i nervi. Poi ti dicono che sei sempre stanco, che non hai voglia di fare niente, ti danno del pigro, dell’irascibile, ti dicono che sei cambiato quando invece vorresti solo essere in un eremo senza rompicoglioni attorno che ti giudicano. Eppure cerchi di spiegarlo, cerchi di dire che sei al limite, ma è inutile, non capiscono o non vogliono capire, forse perchè non lo hanno mai provato, non sanno cosa significhi essere in burnout, termine un po’ abusato al giorno d’oggi che ormai non riguarda più solo l’aspetto professionale.
L’inutilità dei rododendri
I rododendri fucsia sono l’evasione, un modo per non pensare ai problemi e cercare di calmare la mente con pensieri stupidi e leggeri, una sorta di placebo per una mente che lavora troppo e non si ferma mai, sempre concentrata sulle cose che non vanno. Poi arriva la formuletta classica “devi distrarti”, grazie al cazzo, se mi distraggo che fine fanno i rododendri fucsia, i gattini su tik tok? Elisa cantava L’Anima Vola, in questo caso a volare è la mente, una mente che puntuale poi va a schiantarsi, perchè puoi pensare ai rododendri, ai gattini, ma prima o poi i pensieri vanno lì, dove non dovrebbero andare, dove fanno male. Ti ritrovi così di nuovo catapultato nei pensieri tossici, in quei pensieri nefasti che non sai come mandare via e di cui non riesci a liberartene neppure quando pensi al fucsia dei rododendri.
