14/06/2026

3 pensieri su “Retro memoria

  1. Orca miseria, Ulì… sei un catalizzatore di ricordi! 😀
    Mi sa che siamo coetanei e se non è così poco ci manca (io classe ’69).
    Ma quanto era bello il VIC-20? Quando riuscii a metterci le mani sopra mi sembrò un miracolo… tieni conto che venivo dallo ZX-81, il mio primo computer in assoluto, e già solo il colore e il chip audio erano una conquista epocale.
    Prima ancora ricordo i famosi “kit” di montaggio dei più disparati aggeggi elettronici: si compravano nei negozi specializzati in scatola (alcuni in bustine) ed è lì che ho imparato ad usare un saldatore a stagno, a riconoscere i vari componenti (ancora ricordo qualcosa dei codici colore delle resistenze 😉 ). Da qualche parte conservo ancora una radiosveglia digitale acquistata in kit che poi avevo sistemato in una scatola di legno costruita apposta da mio padre.
    E a proposito di conservare, sappi che ho ancora il C=64 nella sua confezione originale, con il registratore ed il drive 1541 per i flopponi. Probabilmente ancora si accende… e nello stesso antro buio dove tengo tutta ‘sta roba ci sono tre generazioni di Commodore Amiga (il 500, il 1200 ed il 4000/040). Nei miei innumerevoli traslochi ho lasciato indietro mucchi di cose, ma da questi oggetti non riesco proprio a staccarmi.

    1. Per me il saldatore era uno strumento abituale, ho fatto un istituto tecnico, i primi tre anni indirizzo radio e TV e gli ultimi due elettronica, mi sono costruito due radio e in classe con gli altri una tv a colori, ne ho parlato in un post. Poi la vita mi ha portato a fare altro. Ho però sempre avuto il pallino dei computer, sin da quando erano cose enormi con le schede perforate. Quando ho preso il Commodore 64 ho anche fatto un corso di Basic il suo linguaggio di programmazione. Il codice delle resistenze è figo, anche se adesso non saprei più leggerle, una volta mi bastava un’occhiata, in fondo è abbastanza semplice. Sono un po’ più vecchio di te, classe ’62.

Rispondi