Oggi qualsiasi cosa leggi, qualsiasi sia l’argomento, ci trovi un mucchio di parole inglesi, magari stravolgendone il significato originale.
E’ così che benessere diventa wellness, i servizi che lo stato offre sono il welfare, poi ogni tanto scopri parole nuove come GORP che in realtà è un acronimo, ovviamente inglese che sta ad indicare l’abbigliamento sportivo usato in città, cioè andate alla Decathlon, prendete una felpa per la montagna ma la usate per andare a fare la spesa, questo è il GORP.
C’è davvero bisogno di tutti questi termini inglesi? La mia risposta è no.
Qualche tempo fa finii sul sito di una pubblicazione scientifica italiana, tutto scritto in inglese. Ora io dico, siete italiani, mangiate spaghetti, va bene fare il sito in inglese ma fatelo anche in italiano. La nostra è la lingua di Dante, discendente diretta di quel latino parlato in tutto il mondo antico, un po’ di orgoglio non guasterebbe.
Lech Walensa, presidente polacco, durante una visita del nostro presidente Oscar Luigi Scalfaro gli disse una cosa “La vostra cultura è diffusa in tutto il mondo, ma voi non lo sapete”. Eccerto che non lo sappiamo visto che abbiamo la pessima abitudine di essere esterofili, di non considerare la nostra lingua una lingua nobile eppure è fra le più studiate al mondo. In campo musicale quasi tutti i termini sono italiani, sorpresi? Per niente, perchè la nostra cultura è davvero in tutto il mondo, ma noi la mortifichiamo, la diminuiamo, pensiamo di essere fighi perchè usiamo termini stranieri quando invece siamo solo imbecilli.
Certo ci sono terminologie non facilmente traducibili nella nostra lingua e che in inglese rendono meglio, ma sono poche, sono la minoranza. Poi c’è l’uso improprio della lingua inglese, il più noto è parking per indicare un parcheggio, ebbene in inglese parking indica l’atto del parcheggiare mentre il parcheggio vero e proprio a Londra si chiama car park e il singolo posto parking lot.
Ma cos’è che ci porta ad usare così tanti termini stranieri? A mio parere la bassa stima che abbiamo per il nostro paese. Siamo una nazione giovane, non abbiamo nemmeno duecento anni, oltre a questo c’è una sorta di divisione interna fra nord e sud, che esiste anche in altre nazioni sia ben chiaro, ma che hanno avuto più tempo per sviluppare un comune senso nazionale, noi invece ci ritroviamo con ministri che quando gioca la nazionale italiana tifano per l’avversario, non c’è bisogno che faccia nomi. Insomma il nostro senso nazionale è limitato, di solito circoscritto al calcio o in forma più estesa allo sport.
Per il resto l’Italia la mandiamo a quel paese, non siamo mai contenti dei risultati che otteniamo, siamo una delle maggiori potenze economiche e ci comportiamo come se fossimo l’artigiano in fondo alla via che serve soltanto il rione. Abbiamo uno dei più avanzati programmi aerospaziali, con aziende che lavorano per agenzie di tutto il mondo compresa la NASA, ma crediamo di essere rimasti fermi al cannocchiale di Galileo Galilei. Poi c’è la moda, il nostro Armani ha inventato il pret a porter, cioè la moda industrializzata, la Francia è arrivata dopo, ma ci ostiniamo ad usare termini francesi o inglesi eppure il termine “paninaro” ha fatto il giro del mondo, c’è pure una canzone dei Pet Shop Boys, questo significa che non dobbiamo per forza usare termini stranieri per farci conoscere nel mondo. Certo il tessile moderno è nato in Francia, da qui l’utilizzo di terminologia francese, così come in ambito musicale la terminologia è italiana, perchè noi abbiamo inventato la scala musicale, le note come le conosciamo oggi, abbiamo inventato il violino, il pianoforte, abbiamo definito il tempo musicale e mi fermo qui, la musica moderna, cioè quella dal gregoriano in avanti, deve moltissimo all’Italia, perchè noi abbiamo inventato o definito quasi tutto. Poi c’è l’arte, su questo non ci batte nessuno.
Anche in campo tecnologico abbiamo di che essere fieri, ad esempio tra gli inventori del microchip c’è l’italiano Federico Faggin, l’Olivetti ha inventato il computer portatile eppure non siamo stati capaci di andare avanti, di evolverci e restare al passo con i tempi e la tecnologia moderna. Avevamo la Mivar, faceva televisori e radio ma non ha saputo stare al passo con gli schermi LCD. L’Olivetti è stata affossata da De Benedetti che l’ha spolpata per ricavarne il massimo profitto invece di svilupparla ed ora è l’ombra di ciò che fu un tempo. La RAI era pronta al colore già dagli anni sessanta, precisamente dal 1967, ma una politica miope la costrinse al bianco e nero per dieci anni e finalmente nel 1977 cominciò a trasmettere a colori.
Per qualche motivo ci autosabotiamo, inventiamo cose ma non le sfruttiamo, non le sviluppiamo e ci lasciamo superare dagli altri paesi per poi essere costretti ad una corsa per raggiungerli, quando invece questa corsa avrebbero dovuto farla gli altri. Non abbiamo una visione complessiva, globale ed anche economica, concentrati come siamo sul nostro piccolo orticello e buttiamo via la grandezza per misere questioni di bottega o per stupidi personalismi. Potremmo essere molto meglio di come siamo se la smettessimo di guardarci l’ombelico. Quando sui social leggo commenti che incitano all’uscita dalla UE, dalla Nato o da qualche organismo internazionale la prima cosa che penso è che è proprio questo ragionamento a castrarci, perchè invece di usarle per crescere, per migliorarci, sfruttando le risorse che questi organismi mettono sul campo, tendiamo ad isolarci senza renderci conto che da soli non si cresce, soprattutto in un modo sempre più piccolo, dove una decisione presa in Australia o in Nuova Zelanda può influire sulla nostra economia, perchè ormai siamo interconnessi, siamo legati gli uni agli altri e indietro non si torna a meno che non si ritorni al tempo della clava.
Gli Stati Uniti sono diventati una super potenza perchè non si sono chiusi in sè stessi, la Gran Bretagna nel 1800 divenne una superpotenza perchè non si è chiusa in sè stessa, lo stesso vale per la Francia nel 1700 e per la Spagna nel 1600, ma una cosa hanno in comune tutte queste potenze, l’orgoglio nazionale, che non va confuso col nazionalismo che è una cosa diversa e neppure bella, perchè fu prorpio il nazionalismo a far nascere le dittature del 1900.
Perchè allora non abbiamo una giusta considerazione di noi stessi, perchè ci sentiamo costantemente inferiori e continuiamo a ripensare ad un passato glorioso che non c’è più? L’antica Roma era il centro del mondo, era il luogo dove il mondo all’epoca conosciuto faceva riferimento e Roma c’era, non si chiudeva in sè stessa, non si autosabotava come facciamo noi oggi, Roma era aperta alle nuove culture, ai nuovi popoli, Caput Mundi veniva chiamata, ma se Roma avesse guardato solo al suo piccolo angolino, come facciamo noi oggi, non sarebbe mai diventata la capitale del mondo. La grandezza di Roma è durata mille anni, non pochi decenni, noi oggi non siamo capaci di controllare ciò che accade sulla sponda opposta e ci vediamo i ministri espulsi come noi vorremmo buttare fuori i migranti senza essere capaci di reagire, anzi addestriamo i soldati di chi ci ha sbattutto la porta in faccia.
Cominciamo allora ad usare la nostra lingua e lasciamo che siano gli altri a rincorrerci, non viceversa e forse riacquisteremo un po’ di fiducia in noi stessi e ritroveremo un pezzetto di quella grandezza che oggi rimpiangiamo. Forse ho esagerato un po’, mi sono lasciato prendere la mano, è che mi arrabbio quando vedo che ci limitiamo invece di aprirci.
