La corsa

una cacca trionfante siede su un water

L’argomento di cui parlo oggi è un po’ particolare anche se è un argomento con cui tutti abbiamo avuto a che fare qualche volta. Riguarda la corsa in bagno ripetuta durante la giornata. A volte, vuoi il colpo d’aria, vuoi qualcosa che si è mangiato, vuoi che si è ecceduto con le fibre, l’intestino comincia a fare lo stakanovista, con la conseguenza che la soluzione migliore è portarsi il televisore in bagno e mettersi comodi.

E’ imbarazzante se si è al lavoro o fuori casa, anche perchè si rischia di doversi cambiare le mutande che ovviamente non abbiamo dietro, insomma è un disagio prima di tutto sociale, poi psicologico e infine fisico, soprattutto se il bagno è occupato. A tutti è capitato non negate, e quando capita si ricorre all’armadietto dei medicinali oppure si corre, letteralmente, in farmacia accompagnando la richiesta del farmaco con un “Scusi dov’è il bagno?” domanda inutile perchè tanto è sempre in fondo a destra, chissà poi perchè, sarà per agevolare la ricerca.

Quindi ci ritroviamo con l’intestino che non vuole scioperare e si comincia con l’effetto psicologico, che poi è la paura di sporcarci l’indumento intimo, è terrorizzante, ad ogni movimento di stomaco si teme la fuoriusciuta di materia organica e ciò che può essere aria potrebbe essere accompagnata da qualcosa di più liquido. E’ spaventoso, non negatelo. Se si è a casa non ci sono problemi, si corre in bagno e se ci si sporca poco male, si fa un bel bidet e ci si cambia, ma se si è fuori casa l’uscita melmosa diventa un dramma, praticamente si usa tutta la carta igienica a disposizione per cercare di pulire la mutanda e al primo negozio di intimo che si incontra ci si fionda dentro, si compra uno stock di mutande e si corre verso il primo bar aperto per cambiarsi.

Pensare che hanno inventato le mutande di carta, comode da portare dietro e utili in casi d’emergenza e se proprio bisogna cambiarle si buttano nello scarico e non ci si pensa più, ma chi va a comprare le cartamutande? Quasi nessuno, forse solo i giapponesi, loro hanno la mania per queste cose. Dovremmo imparare per non trovarci impreparati alla festa intestinale. Esiste anche la carta igienica da asporto, sono come le salviettine che ci portiamo dietro per disinfettarci le mani, solo che disinfettano un’altra parte anatomica. Praticamente ogni volta che usciamo dovremmo portarci dietro una valigia, perchè anche le borse delle donne non so se riescono a contenere tutto ciò che servirebbe per un’emergenza.

C’è un lato positivo quando l’intestino fa gli straordinari, si pulisce dei residui anche se questa pulizia è accompagnata da una certa disidratazione che porta a bere di più e che a sua volta stimola l’apparato digerente e si ricomincia da capo.

Un’altra cosa che bisognerebbe portarsi dietro è un deodorante per ambienti per non asfissiare chi andrà in bagno dopo di noi, perchè non è mica bello lasciare l’angusto bagno del bar in stile camera a gas, non è figo, meglio lasciarlo all’odor di violetta selvatica dell’Himalaya coltivata da monaci tibetani vegetariani, oppure brezza marina delle Seychelles o ancora agrumi di Sicilia della piana dell’Etna ecosolidali con certificato antimafia. Dai mettetevi nei panni di chi entra dopo, praticamente annusate, rischiate un collasso, correte fuori in stile Michael Jordan, fate un respirone che manco chi fa apnea e cercate frettolosamente un altro bar. Non è mica bello.

In pratica quando capita è meglio darsi malati, buttare letteralmente fuori di casa figli e consorte e fiondarsi in gabinetto spalancando la finestra anche se è inverno e fuori ci sono dieci gradi sottozero. E’ l’unica soluzione sensata, l’unica che non crea imbarazzo a nessuno.

Sono un libero pensatore, mi piace ascoltare, confrontarmi, a volte anche con troppa foga, ma ragiono sempre su ciò che mi viene detto, magari a posteriori perchè sono vagamente orgoglioso. Mi piace leggere, scoprire nuovi orizzonti, esplorare mondi sconosciuti, perchè è questo che fa ogni libro, la vera bacchetta magica che ognuno di noi può usare

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