Marcia Trionfale

scena della Marcia Trionfale tratta dall'opera Aida di Giuseppe Verdi

Avete presente la Marcia Trionfale dell’Aida? Chi non ha mai sognato di essere accolto trionfalmente da quegli squilli di tromba? Sognare non fa mai male, purchè non si confonda il sogno con la realtà, anche perchè la realtà non è mai così aulica.

Il suo compositore Giuseppe Verdi per noi italiani non è uno dei maggiori compositori, è “IL” compositore per eccellenza, un mito inscalfibile. Abbiamo Rossini, Puccini, Donizetti e Bellini la cui rivalità fa impallidire quella fra Vasco Rossi e Ligabue, ma Verdi è l’inarrivabile. Giuseppe Verdi per noi italiani è uno dei padri della Patria. Il suo Nabucco rappresenta i nostri patimenti con gli invasori e la speranza di una patria finalmente unita, tanto che non pochi italiani vorrebbero il suo Và Pensiero come inno nazionale.

Giuseppe Verdi nacque il 10 Ottobre 1813 a Roncole di Busseto e se non avesse avuto la vena artistica avrebbe fatto l’oste come suo padre, ma sin da piccolo sviluppò un talento musicale non comune. I suoi genitori allora gli comprarono una spinetta che suonò talmente tanto da dover essere accordata, ma una volta arrivato l’accordatore e sentito suonare il giovane Giuseppe, non volle essere pagato.

Verdi cominciò a comporre a tredici anni, frequentò il Ginnasio e poi provò ad entrare al conservatorio di Milano dove ricevette il notissimo rifiuto perchè nel suonare il pianoforte non teneva le mani come avrebbe dovuto e, si legge nella motivazione “a diciotto anni è impossibile correggere la postura”. In pratica è come se Freddy Mercury non venisse definito cantante perchè aveva i denti storti. Vabbè lascio perdere ogni commento.

Comunque non si lasciò scoraggiare e compose le sue prime opere “Oberto, conte di San Bonifacio” e “Un giorno di regno” che non ebbero molto successo. Nel frattempo si sposa con Margherita e hanno due figli, Virginia e Icilio, che però muoiono in tenera età seguiti poco dopo da Margherita. Il dolore sconvolse talmente Verdi che si ripromise di non comporre più, ma il suo mentore Merelli, gli sottopose il libretto del Nabucco scritto da Temistocle Solera. Verdi ne fu talmente colpito che mise da parte i suoi propositi e cominciò a scrivere la musica.

Il 9 marzo 1842 l’opera andò in scena alla Scala e fu il trionfo. Da lì in avanti fu un crescendo, la sua popolarità varcò i confini nazionali e la sua “Traviata” è in assoluto l’opera più eseguita al mondo.
Verdi però era anche un patriota, sognava un’Italia unita e senza lo straniero, fu un risorgimentale. La sua battaglia però si svolse fra le righe del pentagramma, forse per questo non si scelse il Và Pensiero come inno ma si preferì la composizione del combattente Mameli, morto in seguito ad una ferita mentre difendeva la Repubblica Romana. Almeno così penso io, magari sbagliando.

Resta un Verdi eroe, simbolo della nazione, un italiano di cui andare fieri ed esserne orgogliosi nella speranza che il futuro ci regali un altro talento simile, che riscuota questa Italia dal torpore in cui è caduta.

Sono un libero pensatore, mi piace ascoltare, confrontarmi, a volte anche con troppa foga, ma ragiono sempre su ciò che mi viene detto, magari a posteriori perchè sono vagamente orgoglioso. Mi piace leggere, scoprire nuovi orizzonti, esplorare mondi sconosciuti, perchè è questo che fa ogni libro, la vera bacchetta magica che ognuno di noi può usare

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