The book is on the table, the table is on the book
Inglese inglese
L’inglese non lo parlo bene, non tanto quanto vorrei. Non mi entra in testa, ci ho provato a studiarlo, ho preso anche delle lezioni private ma niente, la mia conoscenza rimane superficiale. Poi c’è quel ‘get’ che non sai mai dove metterlo, è una parola prezzemolo, lo trovi ovunque e ti chiedi, perchè va lì?
Ma lasciamo perdere il mio livello di conoscenza.
A me piace leggere ogni tanto la stampa estera, è una cartina di tornasole su ciò che accade nel mondo senza il filtro italiaco e mi accorgo che certe notizie che qui hanno grande risonanza all’estero non ne hanno proprio. Non mi riferisco ad avvenimenti nazionali, ma soprattutto al ruolo che ha l’Italia nel mondo. Per questo affermo che spesso il nostro governo si dà arie che non ha.
Leggere la stampa estera dà l’esatta dimensione di quanto conta il nostro paese e lasciatemelo dire, meno di quanto vorremmo, più di quanto pensiamo.
La cultura
Mi spiego. L’Italia è una delle culle della civiltà, soprattutto il rinascimento è stato una grande avvenimento culturale che ancora oggi influenza la cultura mondiale. Come non pensare a Leonardo da Vinci e Michelangelo, i più grandi esponenti del nostro rinascimento, artisti irrangiungibili. Poi c’è il nostro cinema, Monica Bellucci, Sofia Loren, Marcello Mastroianni, Luca Favino sono conosciutissimi oltre le nostre frontiere. Pensate che a Londra scopersi un poeta italiano, di cui qui in Italia non ne avevo mai sentito parlare, si chiamava Attilio Bertolucci, padre del più noto Bernardo, il regista. La sua è una poesia bucolica, parla della sua terra, l’Emilia, delle sue colline, di un mondo che non c’è più. Ora, possibile che si debba andare a Londra per scoprire un poeta italiano? A me questa cosa sembra assurda. A scuola mai e dico mai l’ho sentito nominare, eppure le sue opere le pubblicano a Londra, testo in italiano da una parte e la versione inglese dall’altra. Quanto poco in Italia amiamo la nostra cultura?
Propaganda, ovvero come manipolare gli italiani
A parte questa amara conclusione, dare una sfogliatina alla stampa estera ‘smonta’ l’attività di governo, facendo capire quanto in Italia sia attiva la propaganda.
A questo punto mi chiederete, ma se non capisci l’inglese come fai a leggere i giornali stranieri?
E’ molto semplice, premendo un semplice bottone sul browser potete avere la traduzione dell’articolo. Magari la traduzione non è perfetta ma almeno vi permette di capirne il contenuto. Prima però cerco di capire da solo, è anche una forma di allenamento. In questo modo potete leggere anche riviste in aramaico antico, la lingua di quel tale che è risorto, quindi non avete scuse.
E’ utile leggere cose diverse, capire le versioni altrui di ciò che accade in questo mondo sempre più complesso, sempre più turbolento. Serve anche a smascherare le bugie che certa stampa ci propina e capire che i giornalisti in Italia non fanno certo buona figura. Rendersi conto che molte penne scrivono solo quello che aggrada al padrone, non è una bella cosa e ti chiedi quanto in Italia la stampa sia veramente libera per poi renderti conto che non lo è. La libertà di stampa in Italia è un’illusione, in mano per lo più a grandi gruppi che a volte nulla hanno a che fare col giornalismo e che usano le varie testate di cui sono proprietari per tirare l’acqua al loro mulino e alla parte politica a cui fanno riferimento. Questo però non è giornalismo, è propaganda che è una cosa ben diversa.
Conclusione
Allora che fare? Prima di tutto leggere la stampa alternativa che esiste anche qui nel Belpaese per allargare un po’ gli orizzonti, anche se magari non condividiamo molto ciò che leggiamo, poi, come sto dicendo sin dall’inizio leggere le testate straniere. Oggi con la tecnologia non ci sono pù limiti, possiamo leggere organi d’informazione scritti in lingue a noi sconosciute, non abbiamo scuse se non la nostra pigrizia, perchè ricordate che l’ignoranza non è più una scusante.



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