Due facce, la stessa medaglia
Jannik Sinner ha vinto il torneo di Wimbledon entrando di diritto, ma lo era già, nella storia del tennis e dello sport italiano. Una vittoria meritatissima, guadagnata col sudore, con la fatica, con ore e ore di allenamento, di miglioramento costante. Sinner rappresenta l’Italia migliore, quella consapevole che per ottenere dei risultati bisogna impegnarsi con costanza e dedizione e sa che alla fine ce la farà, non importa se si tratti di conquistare Wimbledon, la Coppa davis o portare a casa il pane per i propri figli.
Poi c’è l’altro “il figlio di”, che ottiene cariche prestigiose con stipendi da nababbo non per i suoi meriti ma perchè ha avuto la fortuna di essere il figlio, rampolli che non hanno mai sudato, non hanno mai dovuto lottare per ottenere qualcosa, come se in Italia ci fosse ancora la monarchia e si comportano esattamente così, prendono senza meritare nulla. In Italia però la monarchia non esiste più e allora come possiamo tollerare simili cose? Che poi, se ci fate caso “i figli di” non vengono mai assunti dalle imprese private che uno dice ‘problemi di chi li assume’ , “i figli di” vengono sempre assunti dagli enti pubblici oppure dalle aziende partecipate e quindi alla fine si capisce quanto valgano realmente.
Sono due facce della stessa medaglia, la testa rappresentata da Sinner e la croce rappresentata da “il figlio di”. Perchè questi rampolli rappresentano la croce di tutti noi che li paghiamo con il nostro sudore, gente che invece di rendere onore al paese lo squalifica e lo spreme come fosse un limone ben lontani dalla visione di una patria da onorare.
Poi ogni tanto finiscono nei guai, perchè convinti che a loro si debba tutto, compresa la figa, come quell’altro figlio di, quello di Porto Cervo e per cui i magistrati hanno chiesto nove anni di carcere. Sono tutti uguali questi figli di, non crediate, e non importa se hanno cognomi diversi, sono fatti della stessa pasta, sia che si tratti di un ente pubblico, sia che si tratti di divertirsi con una ragazza che non ci sta.
Io preferisco l’altra Italia, quella dei Sinner, quella dei ragazzi che lavorano e si impegnano, chi nello sport, chi nell’arte, chi nella tecnologia, chi nel commercio, perchè di Sinner in Italia ne abbiamo tanti, alcuni restano qua, altri per poter emergere vanno all’estero, ma non importa, sono l’orgoglio del paese. Il guaio è che “i figli di” invece non se ne vanno, non c’è n’è uno di loro che intraprenda una sua strada in cerca del posto al sole ottenuto con il proprio sudore, no “i figli di” si aggrappano come zecche al tessuto del paese e ne succhiano la linfa in virtù del diritto di sangue. Potrei definirli vampiri, ma li nobiliterei, allora meglio il termine zecche che rende meglio l’idea.
Forse sono stato duro in questo mio post, ma a volte bisogna esserlo. Non voglio giudicare nessuno e non sono invidioso di nessuno, ma sono convinto, assolutamente convinto, che se vogliamo davvero migliorare questa nostra Italia abbiamo bisogno di più Sinner e meno “figli di”.



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