Danimarca
La Danimarca passa a Linux. Il motivo è principalmente di sicurezza smarcandosi dai colossi americani come Microsoft e Google visto che il governo americano potrebbe costringere le sue aziende a rivelare i segreti danesi, soprattutto in vista di un’invasione della Groenlandia.
I nostri di governanti il problema della sicurezza dei nostri dati neppure se lo pongono, completamente venduti agli USA e a chissà chi altro. Salvini che vorrebbe inchinarsi a Musk e alla sua Starlink, Meloni completamente assoggettata a Trump, Tajani che come al solito è assente, probabilmente è su un altro pianeta in un’altra galassia in un altro universo.
Insomma questo governo invece di fare gli interessi del paese fa gli interessi dell’America.
Per quanto io possa essere filo americano prima viene il mio paese e se gli States remano contro i nostri interessi li mando un pochino a quel paese.
Mentre le altre potenze UE come Francia e Germania ed extra UE come la Gran Bretagna, stanno costruendo un sistema alternativo all’America, Meloni sta lì a fare la servetta del Presidente Americano. Vabbè, ciò che penso di Meloni l’ho detto e ridetto, quindi mi fermo qui.
Risparmiare fa bene
Il secondo motivo per cui la Danimarca passa all’Open Source è il vil denaro, perchè le licenze dei programmi proprietari come Windows e Office hanno un costo non indifferente che grava sul bilancio pubblico, mentre il software Open Source come Linux e Libre Office sono gratuiti, quindi c’è un risparmio sulla spesa pubblica. Il sig. Giorgetti, ministro dell’Economia e delle Finanze, che tiene (o dovrebbe tenere) tutti a stecchetto, sul passaggio al software libero dovrebbe farci un serio pensierino. I soldi risparmiati dalle licenze potrebbero essere destinati alla sanità pubblica che versa in uno stato pietoso, ma so già da ora che non farà nulla, gli interessi in gioco sono troppi e sia mai che Trump poi si incazzi con l’Italia. Meloni le palle per andare contro Trump non ce le ha e non solo perchè è una donna, esistono donne che hanno più palle degli uomini, ma Giorgia non è una di queste. Ho cercato online quanto spende la nostra Pubblica amministrazione in licenze software, l’unico articolo che parla chiaro è quello di ZeroZone.it che in un articolo risalente al 2017 parla di 146 mln di euro, considerando l’inflazione e i vari aumenti ora quella spesa è sicuramente aumentata.
Pro e contro
Ma cosa significa adottare il software libero a parte il risparmio economico? Significa usare programmi e sistemi operativi diversi da quelli a pagamento, cioè niente Windows, niente Office, niente MacOs. Per quanto concerne i documenti di testo, il passaggio non è traumatico, LibreOffice, la più famosa suite per ufficio open source, legge il formato .doc, quindi può caricare i testi scritti con Word e può salvarli anche nel suo formato il .odt. Inoltre possiede alcune funzionalità che il software della Microsoft non fornisce o fornisce parzialmente, come una migliore gestione di grafici, migliore gestione delle immagini e delle tabelle, inoltre può salvare i documenti anche in formato epub (quello dei libri elettronici ndr) e anche in formato MediaWiki, XHTML, PDF e altri formati ancora. LibreOffice inoltre ha una grafica più intuitiva rispetto a Word.
Per Excel invece il discorso è opposto, per funzioni normali si possono equiparare ma per la gestione delle Macro e di funzioni particolari, Excel è superiore a LibreOffice.
Gli sviluppatori della suite d’ufficio libera hanno comunque fatto un buon lavoro e continuano a migliorare il programma in un continuo crescendo di prestazioni.
Poi c’è Gimp, l’alternativa a Photoshop, i due programmi hanno qualche differenza a favore del software proprietario che ha funzionalità al momento assenti in Gimp.
Eppur si muove
Certo il passaggio al software libero, qualora si facesse per tutta la PA, verrebbe fatto gradualmente, è impensabile passare da un giorno all’altro dal software proprietario a quello libero. Il passaggio deve anche dar adito ai dipendenti pubblici di prendere confidenza con i nuovi programmi, quindi servirebbero corsi di aggiornamento e un periodo di rodaggio, magari installando l’open source su una o due macchine e da lì partire con l’addestramento degli impiegati.
La strada però è questa, è stata tracciata, e anche noi a poco a poco stiamo adottando il software libero, sono già 663 le amministrazioni pubbliche che lo hanno adottato e il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) ha messo gratuitamente a disposizione degli enti pubblici il suo SIGLA per la gestione contabile e amministratitiva.
Fra i paesi stranieri passati all’Open Source vi sono il Brasile, la Germania, la Francia ma solo per la Gendarmerie, la Russia, la Spagna nella regione autonoma di Estremadura, la Svizzera e lo stato americano del Massachusetts.
Siamo quindi in buona compagnia, una volta tanto non siamo indietro come si potrebbe pensare, anzi siamo a buon punto anche se si potrebbe fare di più. Resta il nodo dei ministeri legati ancora a Windows, poi ci sono le Poste e in generale gli enti nazionali come INPS, INAIL e così via, bisogna avere pazienza, ma prima o poi il software libero arriverà anche lì.
