Retro memoria

Un ragazzo impugna un saldatore davanti ad un circuito elettronico

La prima radio che costrii fu una MIVAR, era una radio portatile di quelle con l’antenna estensibile e orientabile, perchè all’epoca la MIVAR non si limitava a fare radio e televisioni ma riforniva anche gli istituti tecnici, un anno andammo in visita alla fabbrica, era una bella realtà tutta italiana peccato che non sia riuscita a stare al passo con i tempi. La seconda radio era sempre una MIVAR ma era stereo. La cosa più difficile nel costruirle non era assemblare i componenti ma tarare la linguetta rossa delle frequenze, quella che si muove quando giri la manopola per sintonizzarti su una radio. Per far muovere correttamente la linguetta andava fissata su una cordicella che passava attraverso vari ingranaggi perchè doveva muoversi nel modo giusto, regolarla bene era un incubo. Un giorno noi studentelli scendemmo in laboratorio e l’insegnante ci disse che avremmo dovuto costruire una tv a colori, ci guardammo in faccia perplessi ed entusiasti perchè all’epoca pochi di noi avevano il televisore a colori, solo i figli di papà che si erano iscritti al mio istituto perchè non avevano voglia di studiare e pensavano che era facile, salvo poi scoprire che era più tosto di un liceo. Subito cominciammo a chiederci chi fosse il fortunato che se la sarebbe portata a casa, nessuno, restò a disposizione della scuola.

Il mio primo computer fu il Commodore Vic20, quando uscì sembrava magico, poi seguì il Commodore 64 un vero gioiello per l’epoca. Su quel computerino imparai il Basic il suo linguaggio di programmazione e sempre sul Commodore 64 ascoltai la prima canzone in digitale, era Enola Gay della Monouvres Orchestra in tha Dark. Quando lanciai il file lo schermo si riempì di righe psichedeliche che cambiavano a ritmo di musica, una magia per l’epoca. Mi comprai anche il lettore di dischetti e volevo prendermi pure la stampante ma la tecnologia faceva passi da gigante e il Commodore divenne obsoleto. Sul Commodore ci passai ore ed ore ed ore, spesso copiando il codice di giochi pubblicati sulle riviste dedicate che puntualmente non funzionavano perchè bastava sbagliare una lettera, una virgola che tutto si inceppava e trovare l’errore era impresa da certosini. Però era fantasmagorico il Commodore, quante applicazioni, quanti giochi, era sbalorditivo. Qualche anno dopo lo regalai ad una ragazza che ne aveva bisogno. Ancora adesso lo rimpiango.

Dopo il Commodore presi un portatile, era un Compaq con Windows 95, la grafica era molto migliore di quella del mio vecchio 64. Mio padre era contrariato “non sei un impiegato” mi diceva, perchè per lui i computer erano cose da ufficio, non aveva capito nulla, non aveva capito che quello era il futuro, non aveva capito che i computer sarebbero entrati nelle nostre vite. Fu sul Compaq che lessi il mio primo libro elettronico, era “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni, non era nè in formato epub, che non esisteva ancora, nè in formato PDF, era in semplice HTML e stava sopra un CD. Tramite il dischetto installavi il programma per leggere e poi potevi iniziare la lettura. Era fatto molto bene a dire il vero, con illustrazioni per ogni capitolo e spiegazione dei passaggi un po’ complicati e dei personaggi come la fatidica Monaca di Monza che che mi fa pensare alla parodia fatta dal Trio di Massimo Lopez, Tullio Solenghi e la grandissima e rimpianta Anna Marchesini (“Salve sono la bella Figheira”, ” Con ‘sta pioggia e con ‘sto vento, chi è che bussa a ‘sto convento?”).

Dopo il Compaq decisi che era arrivato il momento di un computer serio, un tower, così mi preparai un angolino per ospitare computer, monitor e tutto il necessario, le prestazioni non avevano nulla a che vedere con il piccolo portatile, finalmente avevo una scheda grafica come si deve per poter giocare senza scatti, ma si sa che sono incontentabile, così dopo un po’ pensai di costruirmelo io un computer. All’epoca da Mediaworld si potevano acquistare le Schede Madri, le RAM e le schede grafiche, le Nvidia all’epoca erano le migliori, così mi presi un case, cioè il contenitore dei circuiti elettronici ci montai la Mother Board, la scheda audio, la scheda grafica, presi delle buone casse, ben due hard disk, uno serviva per il backup, e la magia ebbe inizio.

PS: il ragazzo nella foto NON sono io, l’immagine è stata creata da ChatGPT

Sono un libero pensatore, mi piace ascoltare, confrontarmi, a volte anche con troppa foga, ma ragiono sempre su ciò che mi viene detto, magari a posteriori perchè sono vagamente orgoglioso. Mi piace leggere, scoprire nuovi orizzonti, esplorare mondi sconosciuti, perchè è questo che fa ogni libro, la vera bacchetta magica che ognuno di noi può usare

3 comments

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Luca Muzi

👏👏👏🙏

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FugaDaPolis

Orca miseria, Ulì… sei un catalizzatore di ricordi! 😀
Mi sa che siamo coetanei e se non è così poco ci manca (io classe ’69).
Ma quanto era bello il VIC-20? Quando riuscii a metterci le mani sopra mi sembrò un miracolo… tieni conto che venivo dallo ZX-81, il mio primo computer in assoluto, e già solo il colore e il chip audio erano una conquista epocale.
Prima ancora ricordo i famosi “kit” di montaggio dei più disparati aggeggi elettronici: si compravano nei negozi specializzati in scatola (alcuni in bustine) ed è lì che ho imparato ad usare un saldatore a stagno, a riconoscere i vari componenti (ancora ricordo qualcosa dei codici colore delle resistenze 😉 ). Da qualche parte conservo ancora una radiosveglia digitale acquistata in kit che poi avevo sistemato in una scatola di legno costruita apposta da mio padre.
E a proposito di conservare, sappi che ho ancora il C=64 nella sua confezione originale, con il registratore ed il drive 1541 per i flopponi. Probabilmente ancora si accende… e nello stesso antro buio dove tengo tutta ‘sta roba ci sono tre generazioni di Commodore Amiga (il 500, il 1200 ed il 4000/040). Nei miei innumerevoli traslochi ho lasciato indietro mucchi di cose, ma da questi oggetti non riesco proprio a staccarmi.

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    Ulisse

    Per me il saldatore era uno strumento abituale, ho fatto un istituto tecnico, i primi tre anni indirizzo radio e TV e gli ultimi due elettronica, mi sono costruito due radio e in classe con gli altri una tv a colori, ne ho parlato in un post. Poi la vita mi ha portato a fare altro. Ho però sempre avuto il pallino dei computer, sin da quando erano cose enormi con le schede perforate. Quando ho preso il Commodore 64 ho anche fatto un corso di Basic il suo linguaggio di programmazione. Il codice delle resistenze è figo, anche se adesso non saprei più leggerle, una volta mi bastava un’occhiata, in fondo è abbastanza semplice. Sono un po’ più vecchio di te, classe ’62.

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