Voi come fate la valigia? Siete di quelli che la riempiono all’inverosimile o appartenete alla categoria in cui gli indumenti che vi mettete soffrono di solitudine?
Io appartango alla prima categoria, tendo a portarmi dietro l’inverosimile. Comincio a prepararla qualche giorno prima, perchè già so che nei giorni successivi mi verrà in mente qualche cosa che ho dimenticato, salvo poi dirmi fra me e me prima di partire ‘vabbè se dimentico qualcosa la compro’, intanto però ho svaligiato casa.
Preparare la valigia è un rito. Sotto, dove il fondo è irregolare a causa dei maniglioni per tirarla metto cose adattabili alla situazione, mutande, calze, magliette della salute, così rendo regolare il piano, poi comincio con i pantaloni e le magliette, infine ci piazzo da qualche parte ciabatte, sandali e quant’altro penso possa servirmi.
Il problema è che se capita di prepararla in inverno i maglioni occupano molto spazio, se la prepari d’estate servono tante magliette perchè sudi. Insomma ‘sta valigia è sempre lì che rischia di scoppiare.
Poi c’è la roba del cane, le ciotoline, il tappetino dove appoggiarle per evitare che sporchi per terra, un asciugamano in caso di pioggia o se dovessi lavarlo, la sua pappa, la bottiglietta d’acqua per il viaggio, la pinzetta per le zecche, la museruola perchè non si sa mai. Una volta in Francia dovetti portarlo dal veterinario, si era procurato un’otite. Continuava a sbattere la testa e capii che qualcosa non andava, così presi il cane lo caricai in macchina e andai al paese più vicino a cercare un veterinario, ma lì il veterinario non c’era. Così chiesi a qualcuno che mi rispose di andare a quel paese, che poi era il paese dopo, fu gentilissimo, mi disse esattamente dove trovarlo, all’epoca cercare qualcosa sul cellulare mentre eri all’estero ti faceva fuori tutto il credito. Raggiungo così l’ambulatorio, furono gentilissimi e mi fornirono loro stessi il medicinale, in Italia invece devi andare in Farmacia, noi dobbiamo sempre complicare le cose.
Ma torniamo ai bagagli.
Quando arrivo a destinazione non mi piace disfare la valigia, è tutto a posto, con la roba bella piegata, perchè mai dovrei fare la fatica di svuotarla per poi dopo pochi giorni riempirla di nuovo per tornarae a casa? E’ una fatica inutile e a me faticare non piace. Ho invece un amico che lui deve appendere ogni cosa, così ci impiega mezza giornata per svuotare i bagagli e mezza giornata per rifarli. Io preferisco godermi la spiaggia, la valle o cosa diavolo c’è da guardare in quella località.
Su una cosa però non transigo, la pulizia, a me non piace lasciare la camera o l’appartamento sporchi, mi dà fastidio, così, senza mettermi a fare la massaia, una sistematina la dò perchè non mi piace passare per vunciun, come si dice al nord.
E qui arriviamo al grande dilemma, appartamento o albergo? Entrambi hanno i loro pregi e i loro difetti. In albergo non devi fare nulla, ma sei legato ai loro orari, se per esempio vai a fare una gita e torni tardi salti la cena e ti tocca andare al ristorante. In appartamento non hai questo problema, ma dopo una giornata intensa non ti va di cucinare e rassettare pentole e stovilglie e vai al ristorante. In ogni caso finisci sempre al ristorante.
Perchè poi i ristoranti nei luoghi di villeggiatura son tutti esotici, se sei in montagna entri e ti sembra di essere in Lapponia, se sei al mare entri e ti sembra di essere ai Caraibi. Vatti a spiegare il perchè.
Parliamo adesso dei souvenirs, non vuoi portare un ricordo alla suocera, alla cognata, all’amico che ha lavorato senza mai fermarsi? Non si può. E qui maschi e femmine si dividono categoricamente. Le femmine puntano sulle calamite, i portaceneri, i ventagli, le tazzine, i soprammobili e amenità varie, i maschi puntano su una cosa sola, l’alcol. Ovunque si sia in vacanza c’è sempre un vino o un liquore tipico del luogo, non si scappa, paese che vai alcolico che trovi. Ed ecco che il maschio italico, ma non solo, se deve portare un presente si presenta presentando una bottiglia. Ovviamente da stappare ed assaggiare subito, sia mai che il ricevente se la metta da parte per gustarla in un secondo momento, è una delle offese più offensive che esistano, roba da rinfacciare nei secoli a venire, rompere un’amicizia decennale, legarsela al dito fino alla veneranda età di centodieci anni quando non ci si ricorda neppure il proprio nome ma quell’offesa lì non si può scordare, neppure con l’alzheimer.
